1Stagione  1982-83 - ARTEMISIA.Concerto per un quadro

 

Testo e regia di Gabriele Marchesini

Produzione Teatro Perché

Interpreti Angela Baviera Tino Bongiovanni

Scena e luci Gabriele Marchesini

Costumi Norma Midani

Musiche  Fiorella Petronici

Fotografia  Paolo Ferrari

Responsabile tecnico  Carlo Signorini

 

Debutto a Bologna, Teatro del Baraccano, maggio 1983. Lo spettacolo è stato rappresentato e recensito (Il Tempo, Il messaggero, La Repubblica, L’unità, Il Carlino) per tre stagioni consecutive nelle maggiori piazze italiane con  eccellenti riscontri.

 

Per Artemisia teatro pittura. Avventura di donna in cornice d’oro. La rappresentazione attuale si intitola “Artemisia” ed è una ricostruzione della vita della pittrice romana Artemisia Gentileschi, nata all’alba del XVII secolo e morta attorno al 1650.

La parte è sostenuta con immedesimazione superiore ad ogni elogio da Angela Baviera, mentre le varie parti maschili sono affidate tutte a Tino Bongiovanni. Altro elemento di primaria importanza, dopo i testi e la loro interpretazione e oltre la presenza dei quadri è costituito dai colori e dalle luci che ricreano con toni fondi e bassi eppure vivi l’atmosfera del Caravaggio, del quale la Gentileschi fu allieva.

 

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Ma l’aspetto più stupefacente del lavoro è dato dalle scenografie realizzate con un sistema assolutamente nuovo, la cui metodologia non vogliamo rivelare, lasciando la sorpresa agli spettatori che vorranno accostarsi, nelle repliche, a questo fantasmagorico spettacolo. Sappiamo che diversi enti teatrali, in particolare lirici, stanno studiando da anni sistemi del genere, sino ad ora con esiti negativi. Marchesini c’è riuscito: la tecnica è perfetta, l’inserimento ineccepibile. Il metodo permette di realizzare, per un stesso spettacolo, un numero quanto di voglia grande di scenografie, tutte diverse, realistiche quanto la tradizione non aveva mai sino ad ora consentito, di vastità e profondità spropositate rispetto alle dimensioni del palcoscenico: oltretutto con costi, se non proprio inesistenti, irrisori e con tempi di cambio nulli.

 

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Marchesini fa svolgere tutta l’azione nella gigantesca cornice di un quadro che racchiude l’arco scenico, creando in tal modo, per ogni scena (e sono innumerevoli), un quadro vivente. La narrazione si svolge a ritroso nel senso che nella prima scena Artemisia appare anziana, al culmine della gloria e al tramonto della vita. Nell’ultima scena Artemisia, giovanissima, è alle prese con la sua prima opera pittorica : come se, volgendoci indietro, noi vedessimo prima le cose più vicine poi quelle via via più lontane. La procedura per il fruitore, è resa evidente dal testo, ma la comprensione è anche aiutata dal cambio dei costumi per ogni scena mano a mano più giovanili. I costumi di grande bellezza oltre che di rigore storico, sono di Norma Modani. Le lucidi cui abbiamo già detto, le quali creano suggestivi effetti di chiaroscuri, sono del regista, al quale si devono, insieme con Paolo Ferrari, anche gli stupendi colori. La scelta delle musiche è di Fiorella Petronici.

 

Un allestimento indimenticabile, un piccolo capolavoro sul piano estetico, un documento di notevolissimo valore su quello culturale. (Sergio Stancanelli, Verona, 18 febbraio 1984

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