1 Stagione 1988-89 – ALBUM

 

Di Valeria Moretti

Regia di Gabriele Marchesini

Produzione Teatro Perchè

 

Debutto al Teatro La Piramide, Roma, 31 marzo 1989

 

 

 

 

 

 

Donne dai sogni proibiti  ….Un album che da bambina ho sfogliato anch’io- ricorda dal canto suo Angela Baviera- e che ha occupato la mia fantasia con immagini di donne languide appoggiate e sedie bianche, fasciate di veli bianchi, accanto a uomini vestiti anch’essi di bianco. Quel loro dover essere “a modo” però, non negava il desiderio di possedere le cose che si dicevano proibite… “

“Presenterò lo spettacolo come un’astrazione – spiega il regista Gabriele Marchesini- dove il tempo diviene lo spazio vuoto in cui corpi ed oggetti seppiati come nelle vecchie foto sono le immagini di un pensiero che prepotentemente prende vita” (Il Giornale d’Italia, Roma, 2 aprile 1989)

 

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Ogni donna ha una bambola come dama di compagnia ….espressione dunque di vulnerabilità ancora infantile che Angela Baviera sfuma con tocchi appropriati, la figura snella, elegante che si scioglie in passi di danza e defaillaces di gesto e patos. Di buon gusto la regia che punta sul bianco e sul nero carezzando l’attrice di nostalgie, di graffiti luminosi, di riflessi di specchio.” (Il Messaggero, Roma, 5 aprile 1989)

 

Come fossi una bambola….Gabriele Marchesini nel pensare la regia ha inventato un rapporto morbido e convincente con gli oggetti di scena che lei non solo accarezza ma asseconda con complicità. Si riscatta così dalla sua in appartenenza dichiarando a se stessa che con le cose è possibile la verità, con queste sì.”

(Paese Sera, Roma, 5 aprile 1989)

 

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Nell’album c’è una donna bella, capricciosa, incostante….Alla figura della donna senza nome prestava efficacemente il suo volto Angela Baviera, collaudata interprete di precedenti testi della Moretti. La regia dello spettacolo è di Gabriele Marchesini, la bella scenografia di Carlo Signorini” (il Tempo, Roma, 6 aprile 1989)

 

Malinconie di donna. Un diarioanni 20. …la proiezione della protagonista nella sua prima infanzia si realizza attraverso un gioco dialogico con delle bambole, a cui l’attrice offre la voce ottenendo quella presenza inquietante, da fantasma, che sprigiona dalle creature inanimate chiamate al movimento e alla parola. Felicità e tristezze, momenti di gioia e di disperazione si avvicendano a ondate; Angela Baviera si prodiga in vocalità e movimenti mentre sul palcoscenico si delineano magici profili luminosi che suggeriscono ambienti del passato –scenotecnica di Carlo Signorini- abiti primi 900 restano sospesi come ectoplasmi, paiono statue semoventi. Malinconia e rimpianto permeano la piéce singolare e affascinante. Molti applausi alla fine all’autrice, all’interprete e al regista” (Avanti, Roma, 6 aprile 1989)

 

Il diario ritrovato nel cassetto. Quanti ricordi in quel diario….”Isole che ho abitato verdi su mari immobili” Tornano in mente i versi di Quasimodo nell’accompagnare quella fragile e al tempo stesso potente creatura femminile nel suo viaggio a ritroso nel tempo. Nei gesti, nelle parole di quell’anima in controluce, non c’è amarezza, semmai consapevole rassegnazione, composto rimpianto per una stagione della vita che non tornerà. La rarefazione dello spirito, più lirica che propriamente drammatica, trova nell’interpretazione vivace ma non aggressiva, commossa ma non retorica di Angela Baviera una toccante umiltà di affetti”

(Costantini, Corriere della Sera, Roma, 18 aprile 1989

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