1Stagione 1988-89 - L’ANGELO DELL’ALTROVE

 

Di Giorgio Celli sulle tracce di Jules Verne

Regia di Gabriele Marchesini

 

Produzione Coop. Nuova Scena, Teatro Testoni Interaction-Bologna. Teatro Bonci - Cesena.

Debutto Teatro Bonci, Cesena, 25 marzo 1988.

Lo spettacolo è stato replicato e recensito su territorio nazionale anche per la stagione 1989/1990

 

 

 

 

In viaggio sulle tracce del signor Verne. Un angelo chiamato Serafina  Parte a Cesena un grande progetto: spettacolo, mostre, conferenze, proiezioni sull’opera del sognatore che immaginò il futuro e approdò alla scena come un abile artigiano di testi teatrali e melodrammi.

E’ uno spettacolo complesso, che si rivolge ad un pubblico più ampio possibile: quello dei “ragazzi” dai 13 ai 70 anni, per intenderci.

 

2Gabriele Marchesini è il regista de “L?angelo dell’altrove” lo spettacolo scritto da Giorgio Celli che, nell’allestimento di Nuova Scena  e del Bonci, inaugura questa sera l’omaggio a Verne. E’uno spettacolo che fa ricorso a diverse tecniche espressive: dal gioco dell’attore al teatro delle ombre alle proiezioni filmate. Sulla scena, infatti, si materializzano le immagini e i personaggi dei quattro più celebri romanzi verniani: il filo narrativo è tenuto da Serafina, un angelo che raggiunge il vecchio scrittore nella sua torre di Amiens per condurlo nell’altrove della morte, universo fantasmagorico dell’immaginazione.

“Certo- continua Marchesini- nel portare in scena Verne non si può non fare i conti con il cinema, così come non ci si può ridurre ad un teatro di parola.

Ma quello che mi sembra importante, è la rivisitazione di un universo immaginario che appartiene a diverse generazioni.

Il Capitano Nemo continua a vivere oltre il suo autore, egli è testimone, se vogliamo, dell’evoluzione della storia umana.

E’questa la scoperta che fa lo stesso Verne nello spettacolo di Celli: potrà finalmente abitare i suoi sogni, e da quelli guardare alla realtà.”( Torresin, La Repubblica, 19 marzo 1988)

 

Fra le mille magie di Jules Verne   Non è certamente impresa da poco rappresentare a teatro tutto il visibile di Verne, così popolato di creature improbabili e gigantesche, sullo sfondo di scenari quasi sempre insoliti e iperbolici, ma l’allestimento ideato da Gabriele Marchesini articola una sorta di scena a scatole cinesi (tutta giocata sulla profondità) che risolve splendidamente le immagini più esotiche e meravigliose e quelle più sobrie e realistiche.

Si susseguono così le atmosfere lunari di “Dalla terra alla luna”, i paesaggi marini e geologici “Ventimila leghe sotto i mari” e “Viaggio al centro della terra”, le situazioni imprevedibili del “Giro del mondo in 80 giorni” fino allo spazio neutro in cui lo scrittore si rende conto di essere trapassato nell’aldilà, dove potrà continuare a sognare e a fantasticare per l’eternità”

(Artese, Il Resto del Carlino, 16 aprile 1988)

 

L’uomo che visse mille volte   Gabriele Marchesini ha curato la regia e le scene di questo spettacolo e l’ha fatto con misura, ma anche cercando di dare immagini concrete alle fantasie di Verne. Ne è nato uno spettacolo che ha la sua caratteristica nella dinamicità, tutto si fa e si disfa in scena grazie al contributo degli attori e delle immagini: mostri tentacolari, grandi elefanti, eleganti cavalli, fantastici ippocampi, mondi sconosciuti.

 

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I treni e le navi sono carretti mobili con sagome colorate di legno o cartone. E il Paradiso, meta finale di Verne, è una misteriosa, rosseggiante galassia nella quale è bello perdersi. Gli attori sono tutti, dal primo all’ultimo, molto impegnati in questo duplice ruolo di interpreti a animatori.” (Gregori, L’Unità, 18 aprile 88)

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